PARROCCHIA S. LUCIA V.M.

al Tempio Votivo della Pace in Bergamo

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Comunicazioni

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Buone vacanze


panoramica

 

Dal 7 luglio orario estivo delle messe:

 

 la messa feriale delle 9 in chiesina;

 

è sospesa l’adorazione eucaristica al giovedì;

 

 è sospesa la messa delle 12,15 in domenica;


la messa feriale delle 18 passa alle 19 al Tempio (invariata quella delle 18 del sabato)


 

Dal 9 giugno orari estivi anche dell’ufficio parrocchiale: solo la mattina dalle 9,30 alle 11,30


 

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IL SENSO DELLA VACANZA

Dal modo in cui le persone passano le vacanze si capiscono molte cose sul loro modo di vivere e di essere, e siccome il nostro è un mondo di contraddizioni non ci stupiremo se a breve, nel trascorrere come ogni anno le ferie, ci riscopriremo un po’ schizofrenici. Sogniamo ogni giorno la fuga, l’evasione, l’annichilimento temporaneo; aspettiamo tutto l’anno il momento buono per partire, andare, tagliare i ponti col mondo, rifugiarci in luoghi lontani; desideriamo lasciarci alle spalle lavoro, studi, routine, persino le frequentazioni quotidiane. Poi la vacanza finalmente arriva, la casa è lontana, il nostro mondo alle spalle, cambiano scenari e facce, ci si potrebbe rendere irraggiungibili, ma qualcosa ci trattiene. E allora cerchiamo il posto con la connessione wi-fi, il wireless e il 3G, l’area coperta da tutte le compagnie telefoniche esistenti sul Pianeta, teniamo a portata di mano il cellulare, non ci separiamo dal nostro computer, compulsiamo Facebook e affini, controlliamo ossessivamente mail e messaggi (e non è retorica: secondo una statistica di qualche anno fa il 70% degli intervistati ritiene variabile fondamentale, nella scelta delle mete vacanziere, la presenza di strutture tecnologicamente dotate). Pensavamo all’espatrio, ci accontentiamo del rimpatrio. Dall’isolamento all’incollamento. Le nostre vacanze finiscono per essere la versione soleggiata e accaldata della vita di tutti i giorni. Fuggiamo da un luogo, ma non riusciamo a fuggire da noi stessi.

È difficile dire perché sia così difficile, per noi moderni, staccare davvero, quando sembra che tutto l’anno non aspettiamo altro. La verità, forse, è che in fondo il nostro mondo, deprezzato, rinnegato e schifato, così odioso poi non sia; o forse noi vorremmo l’abbandono definitivo, la vincita milionaria che ci consenta il volo senza ritorno e senza cadute, e pensiamo che per un breve periodo non valga nemmeno la pena provare a rimuovere i pensieri abituali. Ma forse la ragione più vera è che il nostro desiderio di essere altrove sia leopardianamente innato e perenne, totale e assoluto: quando siamo in funzione vagheggiamo la vacanza, quando questa arriva abbiamo nostalgia – magari solo inconscia – di ciò che veniva prima. Il qui ed ora ci deludono perché vorremmo comunque qualcosa in più, qualcosa di diverso, qualcosa di altro. Oppure siamo troppo vittime dell’horror vacui, i momenti di silenzio, di vuoto e di pausa sono così rari nei ritmi di vita moderni che li temiamo, li desideriamo, ma poi non li sappiamo reggere e preferiamo rifugiarci in rassicuranti connessioni, rimandando quella, sempre ricercata ma sempre evitata, con noi stessi.

Spesso si parla di vacanze alternative, ma la vacanza in sé dovrebbe già essere l’alternativa: per i Romani, nostri avi, il negotium, cioè l’attività politica, forense o militare, non poteva essere scisso dall’otium, il ritiro temporaneo dal mondo per ritrovarsi con se stessi, il tempo in cui dedicarsi alla ricognizione di corpo e anima attraverso la lettura, la conversazione, e il lavoro nei campi, il momento per rifiatare e ripensare al proprio agire. L’immersione totale, senza pause e senza respiro, nelle faccende consuete finisce per creare assuefazione, ci porta a procedere per inerzia, senza chiederci se ciò che stiamo facendo risponda davvero ai nostri propositi, se la direzione professionale, affettiva, esistenziale verso cui ci indirizziamo proceda per il verso giusto. La vacanza – mentale prima che fisica – è sempre stata intesa come il momento di astrazione, in cui guardare alla propria vita con quell’obiettività e serenità che, avvolti nel vortice della quotidianità, ci è difficile avere, il periodo per pensare a chi, spesso, viene trascurato, cioè in primo luogo noi stessi. Con questo non voglio dire che le vacanze siano il trionfo dell’egoismo e dell’indifferenza per gli altri, anzi: c’è chi per trovare la pace con se stesso e col mondo passa le vacanze dedicandosi al volontariato, mettendosi a disposizione di meritorie associazioni no-profit; chi sfrutta la vacanza per stare finalmente di più con i propri familiari, con i quali durante l’anno si hanno magari rapporti rarefatti e diluiti per via di orari e impegni diversi; chi invece approfitta delle vacanze per passare del tempo con i migliori amici, rinsaldando legami di antica o nuova data. Sicuramente tutti, quando pensiamo alle vacanze, le immaginiamo in un luogo diverso da quello a cui siamo abituati, in località che crediamo vicine al nostro sentire, appaganti per la vista e la mente, in genere dove si ritrova quella natura così prepotentemente espulsa e limitata nello scenario moderno: alcuni anelano alla cima di un monte, altri sognano un tuffo in mare, altri ancora inseguono i capolavori dei grandi del passato.

Di solito, per lasciarci il mondo alle spalle, cerchiamo la meta più lontana possibile (salvo poi finire per renderla con ogni mezzo la più vicina possibile): eppure la vacanza può essere passata anche vicino a casa, perché la lontananza che cerchiamo è ben altra da quella spaziale. Per tornare ancora ai Romani, a quei tempi le località di villeggiatura erano in realtà vicine alla Città Eterna, si trovavano sui colli laziali o sparse lungo il litorale campano, non in qualche esotica landa del vasto impero, perché i nostri antenati avevano intuito che la distanza, così come il tempo, in fondo è una realtà interiore, più che un’entità matematica.

Oggi stiamo riscoprendo, probabilmente senza volerlo, la dimensione di una vacanza fuori porta: la tanto nota crisi economica ha indotto molti, soprattutto in Italia, soprattutto nelle nostre zone, a riaprire le case impolverate dei nonni, a riscoprire le vacanze in valle o in riviera, ad apprezzare paesaggi a portata di mano, magari meno pretenziosi, che prima pensavamo fossero adatti al massimo per la scampagnata della domenica. Passare un po’ di tempo in qualche località montana nelle vicinanze ci consola, perché ci accorgiamo – se l’avevamo dimenticato – che per trovare belle zone non è sempre necessario percorrere chilometri; certo forse al tempo stesso ci immalinconisce, perché ci fa pensare con rammarico a quanto quelle zone potrebbero essere ancora più belle se non fossero state troppo spesso divorate dalla furia moderna di cementificare ogni spazio disponibile. In ogni caso, che la villeggiatura sia vicina o lontanissima, non cambia l’eterno senso della vacanza: la ricerca incerta e affannata di quella serena armonia che ci fa sentire migliori. Almeno per un po’.

Fabio Gatti

Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Luglio 2014 15:54
 
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LE MESSE DOMENICALI (tutte al Tempio)
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- in domenica ore 8.30- 9.45- 11- 19-
- è sospesa la messa delle 12,15 
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- da metà luglio a metà settembre in Chiesina ore 8.30; al Tempio ore 19
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- solo il mattino  dalle ore 9,30 alle 11,30

 

 

 

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